Il pubblico è stato quello delle grandi occasioni nell’accogliente e grande struttura di Via Angelo Rubino a vallo della Lucania (SA).“StoriediPane” – al suo secondo appuntamento con i laboratori – ha confermato il suo ruolo principale nel tentativo collettivo di ricucire lo strappo che (per troppo tempo) ha separato il Cilento da una grande ed antica storia culinaria. Il prossimo appuntamento il 13 febbraio con…i dolci.
StoriediPane, un appuntamento da non perdere
A fare da madrina del lungo pomeriggio la cuoca cilentana Giovanna Voria, non solo appassionata conoscitrice della sua terra e dei suoi prodotti ma anche simbolo della riscossa della biodiversità.
15 anni fa è stata lei a salvare il cece di Cicerale dall’oblio, riuscendo a riprendere la sua coltivazione, coinvolgendo altri produttori e riuscendo così ad ottenere il Presidio Slow Food.
Infatti i ceci non sono mancati, nella lunga e divertente lezione di cucina si è avuto tempo per preparare delle golose frittelle con i ceci (neri e bianchi) ed anche una zuppa di ceci, perchè i legumi sono una risorsa preziosa per l’alimentazione umana e simbolo della ricchezza varietale del Cilento.
Ma dopo la lagana e fagioli (ovviamente sono stati quelli di Controne i protagonisti del momento), si è giunti finalmente ad un piatto unico nel suo genere: i ciccimaritati (o la cicciata – il suo nome varia a seconda delle zone con una piccola variazione anche dei legumi utilizzati).
Questa grande zuppa, che in genere si preparava il 1° maggio, rappresentava l’augurio di abbondanza e prosperità. In quel periodo, infatti, la semina era completamente conclusa e tutte le granaglie rimaste si univano in questa festa gastronomica quasi a compiere un rito scaramantico.
StoriediPane, il 13 laboratorio i dolci
La presenza di Mimmo Caiazzo della delegazione Slow Food Camerota – Golfo di Policastro e di Roberta Cataldo hanno posto l’accento sui tanti straordinari sforzi di recupero sparsi sul territorio, così come su un legume in pratica ancora sconosciuto ai più: il maracuoccio.
Appartenenete alla famiglia delle cicerchie, resta però unico, visto che fino ad ora non è stato ritrovato niente di simile in tutto lo Stivale. “Curioso è sapere” – ha rivelato Caiazzo – “che il maracuoccio cilentano è l’unico commestibile di cui si ha conoscenza”.
Cibo per gli animali nei tempi di abbondanza e cibo per gli uomini nei tempi di magra, oggi è il simbolo più forte della voglia di recupero e della forza di non perdere le proprie radici che ha tutto il Cilento e che da “StoriediPane” trova un luogo collettivo d’unione.
“Sono orgoglioso di poter accogliere ad ogni appuntamento appassionati ed esperti uniti dalla voglia di non perdere la nostra identità. Abbiamo tanto da raccontare come comunità, ed è da tutta questa ricchezza gastronomica e varietale che attingeremo per guardare con ottimismo al futuro. Questo pomeriggio dedicato ai legumi lo ha dimostrato, StoriediPane è un luogo aperto a tutti i produttori e a chiunque stia portando avanti un progetto che rafforzi il Cilento”, chiosa Paolo De Simone, maestro panificatore e patron di StoriediPane.
Gli appuntamenti con la buona cucina proseguiranno anche a febbraio, sabato13 largo spazio a dolci e golosità.
A salire in cattedra sarà lo staff di StoriediPane: si comincerà con gli“scauratielli” spiegati da Giovanna Carbone, per proseguire con il tortino di San Valentino (con cioccolato e peperoncino) che affiancherà i racconti su cacao e cioccolato, a cura di Anella Santoro.
Tutti i laboratori sono liberi e gratuiti.