Il 16 novembre 2019, alle ore 17.00, alle Scuderie Estensi di Tivoli, con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale, si potrà assistere alla presentazione dell’interessante libro di Marco Testi, “Sentieri nascosti” – pubblicato il febbraio 2019 con www.efilidaquilone.it. Relatori:Il prof Franco Ferrarotti ed il maestro Ennio Calabria, autore della copertina del libro. Sarà presente l’autore Marco Testi. Seguirà una lettura di alcuni brani tratti dal libro a cura di Paola Perini e Giovanni Beccarini Crescenzi, con la partecipazione musicale di Carlo Gizzi.
INGRESSO LIBERO.

Segnaliamo anzitutto che Marco Testi ha appena ricevuto, sabato 26 ottobre 2019, il Premio Tivoli 2019 Ettore Roesler Franz, nell’aula Magna del Covitto Nazionale Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, con il Patrocinio del Comune di Tivoli.
Come tiene a precisare l’autore, Sentieri nascosti non è una raccolta di recensioni, ma un vero e proprio viaggi all’interno di libri, alcuni dei quali considerati addirittura “inattuali” ed in alcuni casi antimoderni, per dirla alla Antoine Compagnon. Riportando l’attenzione su autori, che il mondo accademico ed il pubblico (guidato dall’attualità mediatica) hanno messo da parte, riscopriamo Xavier de Maistre e il suo involontariamente profetico Viaggio intorno alla mia camera (che tanto era piaciuto a Paolina Leopardi, fino a spingerla alla traduzione) o le riflessioni di De Rougemont sul fantasma dell’eros nella letteratura e i suoi ascendenti catari in L’amore e l’occidente.
Ci possiamo ri-sintonizzare sui ritmi di un romanzo spesso ignorato, come Notti a ritroso di Roger Bichelberger, che scende in profondità alle radici della solita vita, sperimentando quell’insignificante nulla che incombe e diventa sempre più doloroso dietro comodità, amori e vacanze dorate. Possiamo anche riscoprire un Chesterton obliterato dall’ombra di padre Brown, verso lo sconosciuto L’uomo che fu giovedì.
Il volume di Marco Testi ripropone anche libri che sembrerebbero per ragazzi, come Mary Poppins o Il Piccolo principe, che invece nascondono ricerche sulle origini e sul perché del dolore senza nome che ci portiamo dentro. Un invito alla riflessione attraverso letture con occhi nuovi del pirandelliano Uno nessuno e centomila, del Landolfi della Pietra lunare, di Tozzi di Con gli occhi chiusi, addirittura di Francesco d’Assisi del Cantico,oppure del Bassani del Giardino dei Finzi-Contini … Come dice l’autore:

– C’è qualche spunto di contemporaneità: la sorprendente opera prima, da noi recentemente (ri)tradotta, di Marilynne Robinson, Le cure domestiche, che è una narrazione laicissima ma nel contempo colma di afflato mistico e di sprofondamento nel dolore e nella solitudine apparentemente senza motivo. E poi la poesia della Szymborska e quella della Dickinson, recentemente ritradotta da Giuseppe Ierolli con correttezza filologica ma con rispetto delle profondità che non sempre il metro o le rime sanno restituire. Ci sono Hölderlin, Joseph Roth, ed altri. Hanno in comune, in quel loro non allinearsi con la supposta attualità e modernità, la possibilità di una loro lettura diversa. Una lettura persuasa sempre più che dietro le loro opere non vi sia solo solitudine, pessimismo e negazione del presente, luoghi di cui si è compiaciuta una certa direzione critica ed ideologica. Anzi, andando in profondità se ne coglie la speranza di un cambiamento, di una nuova attenzione al giardino come sineddoche della natura, di un nuovo sguardo, di nuovo puro, sul mondo. –
Anche il prof Franco Ferrarotti, nella sua introduzione al libro dal titolo Un libro che riapre sentieri interrotti – osserva l’originalità ed anche il proposito intelligente del libro quando dice:
- Contro tutte le apparenze e le prime impressioni, che a torto Voltaire riteneva le più giuste, (méfiez-vous de la première impression; c’est la bonne), questo libro non fa parte e non rientra nella cultura libresca. È vero che spesso, troppo spesso, quando gli scrittori parlano dei loro colleghi lo fanno in termini molto libreschi e intellettuali. Parlano e scrivono come se dovessero venir letti, e giudicati, solo da colleghi e intellettuali. Questo libro è diverso. È un’altra cosa. Ha la virtù che hanno i buoni libri – una esigua minoranza nella sterminata produzione di molti editori, degradati ormai a meri stampatori, portati a vendere libri come se fossero carciofi o patate o altra frutta di stagione. Questo libro fa parlare i morti. Ne resuscita l’intento profondo. È una chiamata dall’oltretomba; richiama un passato ormai ritenuto lontano, che invece ha ancora cose importanti da dire nel presente o addirittura contiene i semi dell’avvenire. C’è un merito ulteriore, che non va sottaciuto. Questo libro non parla solo di libri best-seller. Parla anche, se non soprattutto, di libri poco noti al gran pubblico. Oppure parla di libri divenuti noti o anche celebri per le ragioni sbagliate. Ma parla anche di «rivisitazioni» critiche necessarie, non più rinviabili, vale a dire di libri riscoperti pienamente, valutati solo generazioni dopo la loro prima pubblicazione.

Anche noi quindi invitiamo alla lettura di questo libro che Franco Ferrarotti, nella prefazione, definisce geniale e originale … così come l’autore ci invita a riconsiderare, con occhi nuovi, il messaggio di una piccola schiera di libri che ci propone. Essendo impossibile riassumere il complesso lavoro dello scrittore, sottolineiamo l’attinenza dell’immagine di Ennio Calabria, che ha concesso la riproduzione di una sua opera per la copertina – Questa lunga notte – così come la descrive l’autore – Il senso di una solitudine danzante e seducente che ci fa abbracciare il vuoto pur in presenza dell’altro, rimanda alle solitudini di chi intraprende sentieri non ancora tracciati ma di cui si avverte la necessità.
Nato a Tivoli nel 1952, Marco Testi ora vive in Sabina. È stato docente a contratto di Letteratura Italiana presso l’università di Cassino e la facoltà di Scienze della Formazione dell’Aquila. Conduce da molti anni ricerche sulla concezione di spazio nella letteratura italiana e sui rapporti tra scrittura e arti figurative tra fine Ottocento e primo Novecento. È critico letterario per l’agenzia SIR, per la rivista “Segno”, per la rivista di letteratura e cultura internazionale “Fili d’aquilone” e fa parte del comitato scientifico della rivista “L’Albatros”. Sua è la monografia su Camillo Sbarbaro “Il poeta, il suo tempo, la città” (Fermenti 2014). Nel 2007 è uscito il volume “Altri piani, altre valli, altre montagne – La deformazione dello spazio narrato” in «Con gli occhi chiusi» di Federigo Tozzi (Pensa Multimedia), che analizza la scrittura “cubista” e visionaria di Tozzi.
Nel 2009 ha pubblicato “Tra speranza e paura: i conti con il 1789” (Giorgio Pozzi Editore). Altri suoi volumi: “Il romanzo al passato. Medioevo e invenzione in tre autori contemporanei” (Bulzoni, 1992), “Frammenti d’Occidente. La scrittura tra mito e modernità” (La voce del tempo, 2003), sul rapporto tra concetto di tradizione e letteratura moderna. In “Una città come mito” (Chicca, 2000) e nei suoi libri su Ettore Roesler Franz e i viaggiatori-artisti del Gran Tour, ha approfondito il rapporto tra simbolismo, scrittura e immagine. Ha pubblicato saggi su Michelstaedter, Pirandello, Croce critico letterario, i rapporti Campana-D’Annunzio, Caproni, il simbolismo del castello medievale nella narrativa contemporanea, Landolfi, Garrone e altre figure della letteratura italiana.