Le donne, la morte, il diavolo – medichesse, streghe e fattucchiere nel Rinascimento italiano, di Claudio Bondì. Questo il titolo di un piccolo ma sostanzioso libro, pubblicato Fefè Editore 2017, documentatissimo ed assai istruttivo su di un argomento che pareva dimenticato nelle “magnifiche sorti e progressive” di un’attualità in cui, però, la cronaca è dominata ancora da episodi di femminicidio, in una società destabilizzata e liquefatta (Zygmunt Bauman) che cerca nuovi punti di riferimento.
Presentazione martedì 20 marzo alle ore 20 nella storica Libreria Rotondi – Via Merulana 82 – Roma – tel. +39 06 70453459 – info@libreriarotondi.itNe parleranno Maria I. Macioti, sociologa, saggista e prefatrice del libro di Bondì; l’autore del libro Claudio Bondì, regista di cinema e tv, uomo di cultura, e Leonardo de Sanctis editore.
La sostanziale originalità ed il valore socio-letterario del testo si giova anzitutto della struttura dinamica in cui è stato inserito … di una scrittura poetico/descrittiva che si confronta con le metamorfosi di un’epoca e dell’empatia con personaggi femminili, vittime predestinate di forti interessi politici, nonché di fantasmi evocati nella notte della ragionevolezza del tanto decantato Rinascimento, che getteranno la loro ombra fino alle soglie del Secolo dei Lumi.
La struttura
L’autore mette in gioco 6 carte, come in un inusitato gioco dei Tarocchi, ma non astrattamente sono sei Arcani maggiori che drammatizzano vite di donne, ormai anziane, vissute in vari parti dell’Italia centro-settentrionale, dedicate ancora alla spiritualità pagana ed alla cura del “facere cum herbis”. Rappresentano queste anche sei destini esemplari e modi di reagire alla sventura (che non tarderà ad arrivare) ad opera di delazioni e superstizioni pseudo/religiose, evocate sistematicamente; vite concluse tutte con la punizione ad opera di burocrati della legge; ovvero attraverso il “Rigoroso esame”, quasi tutte avviate alla soluzione finale. Il Rogo su pubblica piazza.
La vita di queste donne è stata presa ad esempio, dopo un lungo lavoro di ricerca direttamente negli archivi storici e su altre fonti storico-letterarie, elencate in bibliografia. Partendo dalla prima, Gabrina degli Alberti, inquisita addirittura nel 1375 e punita, non con la morte, ma con il marchio a fuoco ed il taglio della lingua, si arriva all’ultima, Franchetta Borelli, torturata più volte nel 1588, perché non voleva confessare, ma della quale poi si perdono le tracce.

Sono “Donne senza voce, che parlano per bocca dei loro carnefici”. E’ questo il titolo della prefazione al libro di Maria I. Macioti, – poiché sulle loro pochissime testimonianze, domina la voce (a volte unica) dei prevaricatori.
Maria Immacolata Macioti, già ordinaria di Processi culturali e comunicativi alla Sapienza Università di Roma, si è occupata e si occupa di sociologia urbana e di ricerca qualitativa, di processi migratori e di rifugiati, di fenomeni religiosi. Ha studiato l’attuale Repubblica di Armenia, la sua storia, il genocidio, l’esilio di tanti armeni. Coordina la redazione del trimestrale La Critica Sociologica, collabora con Confronti, con la rivista internazionale Academicus, ecc. Responsabile del Dipartimento Rifugiati e Vittime di Guerra dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia), ha organizzato seminari e convegni nazionali e internazionali sui temi dei viaggi verso l’Europa attraverso la Grecia, dei viaggi dall’Africa. Ha pubblicato soprattutto con gli editori Liguori (Na), Guerini (Mi), Laterza (Roma-Bari), Guida (Na).

La postfazione del libro, dal titolo Ossessione per il demonio e paura delle donne è di Elena Giannini Belotti. Elena Gianini Belotti, scrittrice e saggista, nel 1973 pubblicò il famoso saggio Dalla parte delle bambine dedicato al condizionamento precoce della donna; il libro ebbe uno straordinario successo e divenne un testo assai importante per le battaglie femministe. Ha diretto dal 1960 al 1980 il Centro Nascita Montessori a Roma e contemporaneamente insegnato in un Istituto professionale statale per assistenti all’infanzia. Ha collaborato con diversi giornali e riviste, tra cui Paese Sera e Noi Donne. Ha proseguito negli anni la sua attività nella saggistica dedicandosi con successo anche al romanzo e alla scrittura per l’infanzia. Con Il fiore dell’ibisco ha vinto il Premio Napoli; con Prima della quiete il Premio Grinzane Cavour.
La narrazione
Per ognuna di queste sei, protagoniste loro malgrado, la narrazione introduce ad una breve frase, che delinea la loro ombra, il loro nome, la data della persecuzione.
- 1375 /Gabrina degli Alberti – Scomparve tra i nomi di donna, restò solo un nome di strega.
- 1428 /Matteuccia Francisci – Sesso, sangue e rapporti demoniaci aggiungono male a male.
- 1470 /Giovanna Monduro – Uomini assenti e donne non solidali portano morti in famiglia.
- 1518 /Benvegnuda Pincinella – La Signora del gioco, la croce nera e il diavolo Zulian che lì mi usò.
- 1528 /Bellezza Orsini – Tentata da spirito diabolico volle evadere da questo mondo.
- 1588 /Franchetta Borelli – Io stringo i denti e diranno che rido –
Sono lapidi, sono già sentenze sociali, damnatio memoriae, di medichesse, streghe o fattucchiere, ma aprono un racconto commosso, nonostante il distacco apparente del narratore, che comprende le notazioni in latino ed in dialetto dei tribunali, guardiani della vita delle donne che combattevano le malattie più frequenti e soprattutto verso le quali era proibito interferire o accondiscendere: le gravidanze indesiderate, le botte del marito, i desideri insoddisfatti d’amore. Poi le confessioni per evitare la tortura (ma non il rogo), particolareggiate e circostanziate delle stesse donne, prima fiere della loro scienza empirica, poi pedissequamente arrese e costrette alle rigide convenzioni, un’adesione pretesa dagli stessi monaci predicatori, che le avevano costruite per soggiogare le masse.
I fantasmi
Nel libro troviamo in un crescendo, le notazioni di tutti i tipi di persecuzione dalla seconda metà del XIII secolo in poi, in un momento in cui la resistenza dell’eresia catara aveva ceduto, sotto la pressione dei tribunali della Francia meridionale e dell’Italia settentrionale, quando cioè gli inquisitori si indirizzarono verso quel mondo minore tra superstizione e paganesimo della medicina popolare, per estirparlo. Questo era principalmente basato sulla relazione solidale e di aiuto tra donne, ma infine – Con la bolla papale di Innocenzo VIII Summis desiderantes affectibus, emanata il 9 dicembre 1484, tutto l’apparato repressivo organizzato contro la stregoneria diventò sistematico e generalizzato. – Tutto ciò “legalizzava” la caccia alle donne non sottomesse, mentre la pubblicazione, dopo solo due anni da quella del Malleus Maleficarum, ad opera di due domenicani tedeschi Heinrich Institor e Jakob Sprenger, addirittura la incoraggiava. Ratificare tutto un immaginario paranoico, rendendolo verosimile attraverso un autentico successo editoriale (34 edizioni e 35.000 copie) che apprendiamo avesse tre cardini teorici e giuridici: 1 – Identificazione della magia nera al posto di quella bianca, già tollerata precedentemente. 2 – Individuare nella donna l’origine di tale magia (Foemina – fe et minus – cioè minor fede). 3 – Passare dalla competenza esclusiva dei tribunali ecclesiastici a quelli civili, così anche la società sarebbe stata agente attivo nella guerra contro le malefiche, trasformando l’episodicità in fenomeno di massa.
Molto si apprendere ancora dalle molte note e riferimenti bibliografici del nostro libro, nonché da citazioni di parti d’archivio: l’origine comune di persecuzioni, censure, deportazioni, roghi e campi di sterminio di capri espiatori, utili anche come derubare impunemente minoranze etniche. Sullo sfondo le paure, evocate facilmente a causa delle frequenti pestilenze, carestie, mortalità per cause sconosciute, soprattutto quella infantile. Principalmente incoraggiata la pratica della tortura, che imperava allora (e prosegue ancora oggi) come aberrante sistema per estorcere confessioni. Leonardo Sciascia li chiamò i burocrati del male, con riferimento alla Storia della colonna infame di Manzoni, usando come termine di paragone il libro L’altro di Charles Rohmer, sugli orrori nazisti. Con l’aiuto quindi di due grandi interpreti della storia sociale delle donne, del femminismo e della letteratura saggistica sopra citate, l’autore si è posto una domanda. Perché.
- Difficile calcolare il numero delle donne uccise, bruciate in circa trecento anni di persecuzione. Ma non è la cifra, grande o piccola che deve impressionare – la morte di ciascuna valga per tutte – bensì il corollario che su questa persecuzione si è costruito. La società occidentale ha pagato con un forte interesse la carica sessuofobica, la discriminazione femminile, che erano alla base della caccia alle streghe. Ha pagato subendo una divisione rigida dei ruoli, dei diritti, delle capacità che è arrivata quasi fino a noi. –

Claudio Bondì – Nato a Roma nel 1944, è regista e autore di cinema e programmi di storia, documentari per la Rai e altre reti televisive. Giovanissimo ha collaborato con Roberto Rossellini realizzando il back-stage del film per la tv Blaise Pascal e poi come aiuto-regista in Agostino d’Ippona, L’età dei Medici e Leon Battista Alberti. Il più recente tra i suoi film è De reditu – Il ritorno. Ha pubblicato raccolte di racconti, poesie, saggi e romanzi, tra cui Torino, Via Giulio 22 con prefazione di Giulio Carlo Argan, e La balena di Rossellini con prefazione di Lisa Ginzburg. Per Fefè Editore ha pubblicato Automobili / amori, affetti e ricordi (2011) con prefazione di Franco Ferrarotti.