Le conseguenze della sovrappopolazione si possono contrastare solo con un taglio netto dei consumi e dello sfruttamento delle risorse. Questo quanto riporta l’ultimo rapporto della National Academy of SciencesIl ritmo di crescita della popolazione è, infatti, così rapido che, anche se si scatenassero pandemie, disastri o una eventuale terza guerra mondiale, ci sarebbero sempre troppe persone da sostenere.

Un mondo migliore solo con un taglio drastico dei consumi e dei gas serra

Lo studio è stato condotto dal Prof. Barry Brook presso l’Università di Adelaide, in Australia: la seconda guerra mondiale  – riferisce lo studio – ha causato tra le 50 e le 85 milioni di vittime militari e civili, il che lo rende il conflitto più letale, per numeri assoluti, della storia umana. Le vite perse nella prima guerra mondiale si stimano invece tra i 37 e i 40 milioni, ma questa sostanziale riduzione della popolazione non ha affatto intaccato i ritmi di crescita.

Utilizzando un modello al computer in base ai dati demografici dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’US Census Bureau, i ricercatori hanno esaminato diversi scenari di riduzione della popolazione ed hanno scoperto che la popolazione mondiale è destinata a crescere dai 7 miliardi del 2013 ai 10,4 entro il 2100.

Il cambiamento climatico, le guerre, la riduzione della mortalità, della fertilità, e l’innalzamento dell’età riproduttiva, modificano questa previsione solo leggermente. La proiezione di una pandemia globale devastante che uccida 2 miliardi di persone ridurrebbe le dimensioni della popolazione a 8,4 miliardi, mentre 6 miliardi di vittime la ridurrebbero a 5,1 miliardi.

La popolazione mondiale è destinata a crescere di 3 mld entro il 2100

Il prof Corey Bradshaw dell’ l’Università di Adelaide co-autore dello studio sottolinea: ” La popolazione mondiale è cresciuta così in fretta nel secolo scorso che questa statistica fa riflettere. Questo dato e’ insostenibile per una serie di ragioni, non ultima la possibilità di sfamare tutti, così come l’impatto sul clima e l’ambiente”. “Abbiamo esaminato diversi scenari di cambiamento della popolazione umana globale per il 2100 – continua – regolando i tassi di fertilità e di mortalità per determinare l’intervallo plausibile della dimensione della popolazione alla fine di questo secolo. Anche supponendo la politica del figlio unico in tutto il mondo come ha pensato di fare la Cina fino alla fine del secolo o eventi di mortalità catastrofici come un conflitto globale o una pandemia, la popolazione umana oscillerebbe ancora tra i 5 e i 10 miliardi di individui”.

 Non esistono soluzioni demografiche ai problemi della sostenibilità

Il prof. Brook, che opera adesso presso l’Università della Tasmania, ha, inoltre, ripetuto che è necessario che la politica si occupi con più interesse della crescita della popolazione, avvertendo, però, che lo slancio inarrestabile della crescita umana globale esclude eventuali soluzioni demografiche rapide ai nostri problemi di sostenibilità.

“Il nostro lavoro  – spiega – rivela che un’ efficace pianificazione familiare e l’educazione alla riproduzione di tutto il mondo sono il mezzo potenziale per contenere le dimensioni della popolazione umana e alleviare la pressione sulla disponibilità di risorse a lungo termine. I nostri bis-bis-bis-bis nipoti potrebbero in ultima analisi beneficiare di tale pianificazione, ma se continuiamo a vivere come ora senza ‘controllo’, non lo potranno certamente fare.”

Ridurre l’impatto ambientale con soluzioni tecnologiche: l’unica soluzione

“Ci vorranno secoli e l’obiettivo a lungo termine rimane poco chiaro”, sostiene ancora il rapporto. “Tuttavia, una certa riduzione potrebbe verificarsi entro la metà del secolo e portare a centinaia di milioni di persone in meno da sfamare, ma i risultati più immediati per la sostenibilità dovrebbero emergere dalle politiche e tecnologie che invertano l’aumento del consumo delle risorse naturali.”

Africa e Asia meridionale sono i Paesi più a rischio e potrebbero andare incontro a maggiori pressioni antropiche sugli ecosistemi futuri.