Il 3 febbraio 1947 nasce a New York Melanie Safka, destinata a diventare con il semplice nome di Melanie, una delle protagoniste della stagione dei grandi raduni musicali nei primi anni Settanta.

Un incontro determinante

Figlia di un cantante jazz impara fin da piccola a suonare il piano e muove poi i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo in un piccolo teatro del suo quartiere. È ancora adolescente quando decide di dedicarsi esclusivamente alla musica. Determinante, sotto molti aspetti, è l’incontro con Peter Schekeryk, che diviene prima suo manager, quindi produttore e, infine, suo compagno nella vita. Dopo aver pubblicato un paio d’album, nel 1970 diventa, per caso, una delle protagoniste del grande raduno di Woodstock. Il suo nome non figura tra quelli degli artisti in programma, ma lei non vuole mancare a un appuntamento così importante. Confusa tra il pubblico mentre calano le prime ombre della sera sta attendendo la più volte annunciata esibizione di Joan Baez, ma la folksinger è bloccata dal colossale ingorgo di traffico provocato dalla marea umana che sta affluendo sul luogo del raduno. Melanie non è una sconosciuta. La sua versione di Ruby tuesday qualche mese prima ha ottenuto un discreto successo di vendite e le sue canzoni sono molto popolari tra i giovani del Greenwich Village.

Da spettatrice a protagonista di Woodstock

Quando gli organizzatori la vedono pensano a lei come riempitivo in attesa della Baez e le chiedono di salire sul palco. Da spettatrice si ritrova così protagonista di un evento destinato a entrare nella leggenda. Memorabile è la scena del documentario girato durante la manifestazione nel quale la Baez, arrivata in ritardo, se ne sta seduta in un angolo ad assistere all’esibizione di Melanie. Sull’onda di Woodstock partecipa a quasi tutti i grandi raduni musicali di quel periodo e centra una buona serie di successi. Nel 1971 realizza anche la colonna sonora del film “Il ribelle” di Michael Chapman. L’anno dopo, insofferente alle pressioni dei discografici, fonda la Neighborhood, un’etichetta di cui è comproprietaria insieme al suo compagno. L’avventura discografica è destinata però a finire male e Melanie, visti inutili i tentativi di ritrovare spazio ridurrà la sua attività a qualche saltuario album destinato a fare la gioia di un ristretto manipolo di irriducibili quanto nostalgici ammiratori.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".