La Polonia e gli altri Paesi dell’Est Europeo hanno detto no alla riduzione delle emissioni di carbonio a zero entro il 2100. La notizia poco confortante arriva dalle Nazioni Unite.
Il Gruppo intergovernativo di esperti sul clima delle Nazioni Unite raccomanda di eliminare gradualmente i combustibili fossili entro la fine del secolo. Ciò per evitare l’innalzamento del riscaldamento globale e le sue conseguenze. Da qui la risposta, non esattamente incoraggiante, della Polonia e di altri paesi dell’Europa orientale che hanno categoricamente respinto l’obiettivo proposto, atto a ridurre le emissioni di carbonio “a zero” entro il 2100, al fine di evitare le pericolose ripercussioni del riscaldamento globale.
Domenica scorsa, gli esperti del IPCC , hanno detto che le emissioni da combustibili fossili devono essere interamente eliminate entro la fine del secolo per impedire alla temperatura di salire oltre i 5 gradi, un livello tale da avere impatti catastrofici in tutto il pianeta.
Il gruppo dei paesi Visegràd contro l’obiettivo Ue
Il 28 ottobre, pochi giorni prima che la relazione di sintesi dell’IPCC fosse pubblicata , l’UE con i Ministri dell’ambiente e dell’energia ha presentato a Bruxelles, una proposta congiunta tra Stati, tra cui la Svezia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Francia e la Germania, per incorporare l’obiettivo IPCC nella politica dell’Unione europea stessa.
La proposta però non ha avuto “un sostegno sufficiente” a causa dell’opposizione di Polonia, Repubblica ceca, Bulgaria e Lettonia che l’ hanno “categoricamente respinta” , secondo una nota informativa pubblicata dal Guardian.
La Polonia ha posto il veto posizionandosi come leader dei quattro paesi alleati dell’Europa Centrale: