Jinny Steffan, argentina di nascita, italiana di adozione, ha iniziato la sua carriera di attrice, ballerina e showgirl proprio qui in Italia, dove risiede ormai da tempo. La sua è una carriera ricca di interpretazioni e di esperienze che la vedono in TV, a teatro e sul grande schermo.
Jinny Steffan ci racconta il grande amore per lo spettacolo
Già da bambina avrei voluto fare la ballerina classica: in Argentina ho studiato 15 anni alla scuola nazionale di danza classica e poi mi sono trasferita a Milano con tutta la famiglia, perché i miei erano decisi a farci continuare gli studi in Italia. Ad ogni modo la mia unica aspirazione allora era quella di ballare, studiare e ballare, così decisi di partecipare ad una audizione per entrare alla Scala. Avevo 16 anni, ero determinata e anche preparata, ma avevo un difetto: ero troppo alta e così fui scartata perché non idonea.
Mi capitò anche di incontrare Rudolf Nurejev, il mio idolo, che però superavo di una spanna e lì mi resi conto che l’altezza sarebbe stata sempre un problema per la carriera che volevo fare.
Ci fu un momento in cui capisti che la tua carriera sarebbe stata nello spettacolo?
Sì, certo e fu abbastanza presto.
Mentre continuavo a studiare al liceo scelsi la ginnastica artistica e continuai ad allenarmi, raggiungendo anche livelli agonistici. Studiavo, mi allenavo e facevo quello che facevano tutti i ragazzi della mia età, comprese quelle attività che si facevano in una scuola: un giorno decisi di vendere alcuni libri di testo come si usava fare tra ragazzi, e così diedi dei libri ad un compagno che li vendette per me, ma non mi volle restituire i soldi. Però mi propose di partecipare ad un servizio fotografico per Rizzoli, così, mi disse “ti riprendi i soldi”. Accettai, soprattutto incuriosita dalla situazione e, per quel servizio guadagnai quasi 2 milioni di lire per 3 ore di lavoro! E pensare che avrei dovuto avere forse 50 mila lire dai libri usati!
Fu lo stesso fotografo a propormi un altro servizio fotografico che fu la copertina di Amica e, lavorando e studiando, diventai modella e indossatrice.
Cosa successe dopo? Cosa ti aprì le porte del cinema e della TV?
Innanzi tutto fare la modella mi sembrava molto limitante. Sì, mi serviva per guadagnare dei soldi, ma non ero mai soddisfatta e continuai a studiare perché ero decisa ad imparare. Studiai recitazione con vari insegnanti al Piccolo Teatro di Milano e iniziai una trasmissione in Rai, poi un film, poi una fiction e poi, come a volte succede, una cosa tira l’altra.
Mi ero organizzata, avevo una agenzia che amministrava le mie attività, lavoravo tantissimo e mi divertivo.
Quali sono stati gli step più importanti della tua carriera fino ad oggi?
Ho fatto veramente tantissime cose: in TV ho condotto insieme a Pippo Baudo “Secondo Voi”, con Beppe Grillo, Tullio Solenghi e Fioretta Mari (ma ero la mascotte del gruppo perché ero veramente giovanissima). Poi ancora con Pippo ho fatto un “Giro Festival”, ho presentato Sanremo Rock ed è arrivata la fiction, una tra tutte “Medico in famiglia“. Poi il cinema, il teatro con Jonny Dorelli, con Beruschi e poi lo “Zoo di vetro”, il mio lavoro più appassionante con Francesco Giuffrè (figlio di Carlo, ndr) alla regia, un lavoro teatrale molto impegnativo.
Quale lavoro ricordi con più nostalgia?
Certamente il film che ho fatto con Manfredi, con la regia di Gigi Magni: è stato il mio debutto nel cinema, era il 1976 e interpretavo il ruolo della ragazzina svedese che seduce Nino Manfredi in “Quelle strane occasioni“, un film ad episodi. Sono stata scelta per la mia fisionomia e avevo circa 18 anni. All’inizio ero molto intimidita, ma poi è stato un gran divertimento perché oltre alle prove, si passava molto tempo a stare allegri: Manfredi cercava di insegnarmi il romanesco e Magni, grande conoscitore della Roma papalina, raccontava episodi e storie appassionanti… è stato un momento magico!
Con il senno di poi, rifaresti tutto quello che hai fatto?
Con l’esperienza di oggi forse sarei soltanto più opportunista, mi saprei certamente gestire meglio, ma si, penso che rifarei tutto.
Sono sempre stata una ” pura” se così si può dire; per me fare tv o cinema o teatro, era “il mestiere”, era quello che volevo fare, ma non per apparire. Il motore di tutto era la passione, era studiare, imparare, migliorare.
Una volta un giornalista mi chiese: “cos’è per te il successo?”. Ecco, il successo per me è quando un regista vuole proprio te per un certo lavoro, perché è sicuro che puoi regalare certe emozioni; che la gente ti fermi per strada non significa granché: il successo effimero della notorietà si può raggiungere in tanto modi, non sempre meritevoli.
Che mestiere avresti voluto fare se non avessi fatto l’attrice?
Sinceramente non saprei, io mi sono buttata completamente in questo mestiere, mentre nel mio tempo libero mi dedicavo e mi dedico ancora volentieri a fare cose di casa, giardinaggio, cucina, cose semplici.
A pensarci bene avrei potuto fare la psicologa (ho studiato psicologia all’università) e fare ricerca in questo campo; lo studio che ho fatto mi ha molto aiutato nella vita e nella carriera.
Cosa ti piacerebbe cambiasse nel tuo lavoro oggi?
Innanzi tutto vorrei continuare a fare quello che faccio perché io amo il mio lavoro. Il problema però resta quello di sempre. Il cinema e la TV il Italia sono luoghi in cui non si va avanti per merito: oggi basta fare qualche puntatine negli show di turno, partecipare alle discussioni sui più vari argomenti. E non importa se poi non sei preparata, l’importante è che tu dica cose che facciano audience, che scandalizzino l’opinione pubblica, che ti mettano bene in luce non certo per meriti legati alle tue reali capacità. Ecco diciamo che, se cambiasse qualcosa dal punto di vista etico, sarebbe tutto molto più interessante. E poi in Italia c’è anche un problema che sembra impossibile da superare: non esistono ruoli per donne della mia età. Se non sei più giovanissima puoi fare solo la nonna, mentre questo concetto non vale per i ruoli maschili. Questo è molto triste ed estremamente limitante, forse il teatro si salva ancora.
Come vivi il cambiamento culturale che c’è stato in Italia?
A parte la crisi a livello globale, mi chiedo sempre perchè in Italia non siamo capaci di reagire ai molti soprusi che la classe politica ci impone. Evidentemente stiamo meglio di quanto si voglia far credere, oppure siamo totalmente anestetizzati e incapaci di mettere in campo cose concrete per cambiare in meglio. La cosa che mi turba più di tutto è la paura che ci iniettano, goccia a goccia come una flebo: paura, terrore, fastidio per il diverso, odio per il vicino.
Cambiare il sistema diventa sempre più complicato, si tenta di fare delle cose e di migliorare ma io credo che se non arriva un vero e proprio cambiamento dall’alto, da chi detiene tutto il potere, sarà molto difficile tentare nuove strade. Mi chiedo spesso se le pochissime famiglie che governano il mondo si chiedano cosa sarà della terra: anche loro hanno dei figli che dovranno vivere. Ci penseranno a questo o guardano solo agli interessi economici? Il virus della stupidità ha davvero colpito tutti. Oramai la terra è talmente sfruttata che ci rimane ben poco: abbiamo già varcato il punto di non ritorno secondo me. Stiamo distruggendo tutto, tropicalizzando l’atmosfera, inquinando, sfruttando ogni risorsa. Ci sono troppi interessi economici, ma io sono convinta che il cambiamento debba avvenire dall’alto; ci deve essere l’intenzione di cambiare davvero.
E tu fai qualcosa nel tuo piccolo?
Ovviamente sì. L’impegno personale deve venire anche dal basso, da ognuno di noi.
Personalmente sono molto attenta alla raccolta differenziata, anche se poi ti dicono che la fatica di suddividere è fatica buttata perché tutto si rimescola. Io non mi arrendo e continuo a farla, ma il dubbio ti viene. Credo che sia diventato un vero problema culturale: non siamo più abituati a pensare al bene comune, specie noi italiani. Vorrei che si ricominciasse a studiare l’educazione civica a scuola e anche recuperare il buon senso che si usava una volta in famiglia. Nonostante da ragazzina io sia stata una privilegiata, i miei mi hanno insegnato delle cose che fanno da sempre parte di me: non sprecare l’acqua e non gettare il cibo. Mia madre mi diceva sempre che queste cose sono importanti!
Ecco, penso che ricominciare da qui sia fondamentale: il cambiamento è un fatto culturale e a volte basta usare solo un po’ di buonsenso.
Che rapporto hai con gli animali?
Sono cresciuta in Argentina in un ambiente certamente ricco ma in un contesto fortemente agricolo: i miei avevano terreni e molti animali e io sono cresciuta lì. Direi che con loro ho un rapporto unico. Raccoglievo ogni animale si trovasse in difficoltà, rane, lucertole… volevo salvare la vita a tutti e amavo molto la vita di campagna in loro compagnia.
Oggi ho 3 gatti che si chiamano Leo, Cocò e Cloè, tutti adottati in situazioni di emergenza! Ma ho avuto anche dei cani, molti animali si sono avvicendati nella mia vita. Ad ogni modo, c’è una cosa che riguarda gli animali e che mi fa molto soffrire e per la quale bisognerebbe davvero fare qualcosa.
I cavalli vengono tenuti in condizioni penose; al freddo o al caldo con la bava alla bocca e poi tutto il giorno nel traffico di Roma solo per accontentare 4 pellegrini seduti a vedere i monumenti! Mi chiedo perché questo succeda da noi. Mi chiedo perché non sia possibile trovare delle alternative e smettere di far soffrire quei poveri animali. Sospetto che anche quella sia una lobby potente. Ma io sto cercando di capire meglio e di fare qualcosa.