3 aprile 1963 muore a New York il clarinettista e sassofonista Gene Sedric, chiamato anche Honey Bear. Il suo vero nome è Eugene Hall Sedric.

A dieci anni in un’orchestra

Nato a St. Louis, nel Missouri, il 17 giugno 1907, figlio di un pianista ragtime, Sedric a dieci anni suona già in un’orchestra. Il suo debutto professionale avviene nel 1922 con Charles Creath e in quello stesso periodo lavora anche sui riverboats con Fate Marable. Nel 1923 arriva a New York con un burlesque show. Scritturato da Sam Wooding ha l’occasione di effettuare con lui nei dieci anni seguenti vari paesi dell’America del Sud e dell’Europa. Nel 1934 entra per breve tempo nella formazione di Fletcher Henderson prima di iniziare una lunghissima collaborazione con Fats Waller, dapprima limitata allo studio di incisione, poi estesa alle esibizioni in pubblico.

Un soprannome per un cappotto

Alla morte di Fats Waller dà vita a un suo gruppo con il quale si esibisce in vari locali importanti quali il Café Society di New York, lo Sherman di Chicago e altri. Più tardi suona con Jimmy McPartland e Bobby Hackett. Nel 1953 è con Mezz Mezzrow in occasione della sua tournée francese.  È molto apprezzato al clarinetto dove la sua sonorità molto dirty, lo stile diretto e i pochi abbellimenti, lo fanno risaltare come uno strumentista molto lontano dalla tradizione di New Orleans. Il soprannome di “Honey Bear” gli viene affibbiato negli anni Trenta quando indossa un grande cappotto di pelo di cammello. Tra le curiosità che lo riguardano c’è anche quella di essere stato il maestro di Woody Allen che lo scelse il giorno in cui decise di imparare a suonare il clarinetto.

 

Previous articleLa Regina del Crimine: Patricia Cornwell
Next articleElectra: stazione di ricarica ultraveloce in Veneto
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".