Riapre il Museo di Palazzo Doebbing con un evento importante e ricco di presenze artistiche dal titolo “Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini” a cura di Vittorio Sgarbi, visitabile dal 26 giugno 2020 al 17 gennaio 2021. L’evento presenta esperienze artistiche lontane e diverse in un corpus di 250 opere che copre un arco temporale dal VI secolo ad oggi e spazia dai reperti della Fondazione Luigi Rovati alla Madonna ed al Crocefisso di Giotto, dalle esperienze seicentesche di Gherardo delle Notti a quelle di Franz Ludwig Catel e di Tadeusz Kantor, per poi immergersi nelle opere di artisti contemporanei come Justin Bradshaw, Chiara Caselli, Alessio Deli, Cesare Inzerillo, Mirna Manni, Massimo Rossetti, Livio Scarpella, Guido Venanzoni, con ed attraversando le immagini pasoliniane di Dino Pedriali.

Come scrive il curatore Vittorio Sgarbi sul catalogo alla mostra – Riprende, dopo una pausa più lunga del previsto, il ciclo delle mostre a Palazzo Doebbing di Sutri. Certamente una regia unica, e anche il desiderio del Sindaco, tra le mille difficoltà amministrative, di dare ai suoi concittadini tutto quello che, almeno nel campo dell’arte che in Italia e in uno dei suoi borghi più belli, è tema centrale e costituzionale, è possibile fare vedere in un palazzo che offre le migliori condizioni espositive in tutta la Tuscia. Le incertezze, i limiti, gli inganni di molti Sindaci rendono difficile se non impossibile l’impresa che, in una complessa composizione, si realizza a Sutri. Per me è un dovere ed è anche la ragione per la quale ho scelto di rianimare un luogo perfetto vicino a Roma con tutta l’abilità, l’esperienza e gli artifici del mio privilegiato mestiere. L’importante intervento nel Palazzo, che un tempo fu del vescovo, dell’architetto Romano Adolini, consente, a fianco delle sale destinate al museo d’arte sacra, di avere spazi versatili in cui con limitate dotazioni, e questa volta grazie all’intervento di Intesa Sanpaolo, si possono mettere in collisione esperienze artistiche lontane e diverse.-

Si riparte dal passato con i reperti della Fondazione Luigi Rovati: Petala aurea (petali d’oro), sottili e minute lamine dorate di ambito bizantino e longobardo, frutto della sopraffina abilità degli uomini dell’epoca. Presenza anche di Giotto, nelle sue mirabili e umanissime immagini sacre, nella sua Madonna, potentissimo volto riemerso di recente da una raccolta del Massachusetts e nel Crocifisso attribuito alla sua bottega. Legata alla storia d’Italia e, più precisamente a Roma, è poi l’esperienza di Franz Ludwig Catel che, in seguito al suo trasferimento dalla Germania, per testimoniare il suo affetto e la sua fraternità verso il popolo italiano che lo aveva così benevolmente accolto, lasciò – oltre alle sue innumerevoli opere – un cospicuo patrimonio ad una Fondazione che oggi porta il suo nome. Artista creativo per eccellenza Tadeusz Kantor, che vive in prima persona tutte le sue operazioni teatrali che rappresentano la summa delle sue abilità; la fusione perfetta tra pittura, scultura, disegno, messa in scena, costruzione di installazioni. In dialogo con il regista e scenografo polacco, l’artista siciliano Cesare Inzerillo esprime la sua realtà sfigurata dalla morte e dai suoi rituali. Immortala comportamenti quotidiani, attitudini, modi di essere, di vivere, rappresentati da scheletri, da mummie estratte da una delle catacombe dei Cappuccini, così frequenti in Sicilia. Al contrario, Livio Scarpella celebra con la sua scultura la bellezza, liberandola da quel senso di morte che da sempre la accompagna. Aspira a fissare in eterno la vita trasferendola nel marmo, nel bronzo o nella terracotta, con un elegante realismo Alessio Deli che attualizza il classicismo rinascimentale con la ricerca ed il recupero di nuovi materiali racconta come, con il passare del tempo, si sia assistito alla rovina del mondo, ad esempio, il disastro ambientale fatto di scorie e di rifiuti. Non accetta il presente in cui vive ma non perde la fiducia in una possibilità di rinnovamento.

L’uomo e la natura sono anche i protagonisti dell’arte di Mirna Manni che approfondisce temi e problematiche del mondo contemporaneo attraverso forme visionarie e metaforiche che invitano a riflettere ed interrogarsi. Fuori da ogni luogo e ogni tempo è la sofisticata fotografia di Chiara Caselli, capace di “rubare” attimi di intimità superando il limite dei preconcetti, ed allo stesso tempo di regalare visioni rarefatte di spazi immensi e assoluti, in cui i confini tra cielo e mare sono difficilmente individuabili. Opposta è la visione di Massimo Rossetti. Le sue vedute, seppur scorci parziali, inquadrate in strisce orizzontali o verticali, permettono chiaramente di identificare un luogo reale, una città, un posto che fa attivare il ricordo e la memoria. Restando in tema di realismo, Justin Bradshaw rende gli oggetti del quotidiano protagonisti assoluti della sua pittura, scovando in loro una certa sensualità e mostrando così la loro essenza. Ne Il Banchetto di Erode attualizza il famoso racconto biblico in chiave contemporanea e dipinge i protagonisti della vicenda con formidabile immediatezza, regalandoci la visione di una dinamica familiare e moderna. Guido Venanzoni racconta con i suoi grandi teleri la vita di Caravaggio, ricordando gli episodi salienti della vita del pittore maledetto. Un progetto del tutto originale e primo al mondo nel suo genere dal momento che mai nessun artista è stato protagonista di un ciclo così ampio, relativo alla sua esistenza. Venanzoni decide di farlo con il suo gusto narrativo ottocentesco. Caravaggio o, meglio, la sua ricerca sulla luce sono state analizzate e approfondite da Gherardo delle Notti quando dal 1610 si trasferisce in Italia per circa un decennio. A testimonianza di ciò, il suggestivo San Sebastiano curato da Irene, esposto in mostra, conferma l’artista un regista di atmosfere.
Le fotografie di Dino Pedriali permettono di entrare nell’intimità poetica e fisica di Pier Paolo Pasolini, perché quest’ultimo appare, in carne ed ossa. Sono scatti unici e di una rara intensità, una vera a propria testimonianza delle ultime settimane di vita di Pasolini, della sua quotidianità e del suo corpo, prima che, il 2 novembre del 1975, venisse massacrato e dilaniato con una violenza inaudita.

Segnaliamo in particolare Alessio Deli che presenta dieci sculture – Alla morte e alla storia riconsegna l’armonia della bellezza Alessio Deli. – afferma Vittorio Sgarbi nel testo critico in catalogo – Alla concezione classica rinascimentale, dal modello della Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana, l’attualizzazione delle maschere antigas non aggiunge niente, non muta il destino di morte. Alessio Deli ha nostalgia di un mondo perduto, e non vorrebbe il presente cui è costretto.- Poi citiamo dal testo di Lorenzo Canova a lui dedicato.- Alessio Deli rivisita con maestria la grazia e la bellezza misteriosa delle donne rinascimentali scolpite da Francesco Laurana, da Verrocchio o da Jacopo della Quercia, unendo i materiali tradizionali della grande scultura alla ricerca sui nuovi materiali e sui materiali di recupero nata col Futurismo e giunta fino all’Arte Povera e oltre, in una ricerca che ha avuto il suo apice nell’opera di Alberto Burri insieme a quella di Ettore Colla, Mimmo Rotella e Jannis Kounellis. In questo modo Deli sembra dialogare col passaggio del tempo, con lo splendore e la rovina del mondo, mettendo in evidenza il disastro ambientale fatto di scorie e di rifiuti, ma lasciando aperta la strada a una possibilità di rinnovamento. (…) Queste figure si collocano dunque come sacerdotesse ieratiche, vergini custodi di riti e di culti perduti, vestali che nella loro solennità ci pongono di fronte a enigmi inquietanti, portatrici di messaggi superiori destinati a essere interpretati come segni di misteri ultraterreni. –
Alessio Deli, nato nel 1981 a Marino, nel 2004 si diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Attualmente vive e lavora a Roma. Numerose le sue personali, ma qui citiamo solo che le sue opere figurano tra numerose collezioni permanenti di musei come il MacS (Museo d’Arte Contemporanea Sicilia), Catania, il Museo d’Arte Contemporanea Roberto Bilotti, Rende, Cosenza, il MAM Museo Arte e Mestieri della Provincia di Cosenza, la Raccolta Civica d’Arte Contemporanea, Palazzo Simoni Fè, Bienno, Brescia, il Palazzo Municipale di S. Quirico d’Orcia, Siena e presso la Sede Generale TV 2000 Roma, l’Università degli Studi di Roma La Sapienza Roma, la Basilica S. Maria in Aracoeli Roma e la Nuova Chiesa S. Pietro Apostolo Cosenza. Infine segnaliamo che al suo lavoro Arte Rai ha dedicato il documentario La Scultura Ecologica di Alessio Deli del 2013.
Museo di Palazzo Doebbing – Piazza Del Duomo – Sutri (VT) Fino al 17 gennaio 2021. Orari: da martedì a venerdì 10.00/18.00/sabato e domenica 10.00/23.00.
INFO: www.contemplazioni.it – www.melaseccapressoffice.it – www.interno14next.it