Il 24 aprile del 2013, crollava a Savar, nella Grande Area di Dacca capitale del Bangladesh, il Rana Plaza, un edificio commerciale di otto piani, facendo più di 1000 vittime. L’edificio conteneva alcune fabbriche di abbigliamento, una banca, appartamenti e numerosi altri negozi. L’italiana Benetton è l’unica azienda presente nell’edificio che si rifiuta di risarcire le vittime.

Il crollo del Rana Plaza è considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia dell’umanità

Essendo state notate delle crepe sull’edificio, i negozi e la banca ai piani inferiori sono stati chiusi, mentre l’avviso di evacuare gli operai, è stato ignorato dai proprietari delle fabbriche tessili.
Il crollo del Rana Plaza è considerato il più grave incidente mortale avvenuto in una fabbrica tessile nella storia, così come il più letale cedimento strutturale accidentale nella storia umana moderna: le operazioni di soccorso e ricerca si sono concluse il 13 maggio con 1.129 vittime. Circa 2.515 feriti furono estratti vivi dal palazzo.
L’edificio, Rana Plaza, era di proprietà di Sohel Rana, ritenuto un membro di spicco della locale Jubo League, l’ala giovanile della partito politico della Lega popolare Bengalese. La struttura ospitava una serie di fabbriche di abbigliamento, diversi negozi e una banca. Le fabbriche, che impiegavano circa 5.000 persone, realizzavano abbigliamento per grandi marchi, tra cui anche l’italiana Benetton.

Quello del Rana Plaza non è il primo incidente di questo tipo. Per decenni le multinazionali si sono infischiate di queste tragedie

Dal giorno della tragedia più di 150 aziende hanno sottoscritto l’Accordo sulla prevenzione degli incendi e sulla sicurezza in Bangladesh, un accordo legalmente vincolante predisposto per garantire la sicurezza in tutte le fabbriche tessili del Bangladesh, mentre l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), una delle agenzie delle Nazioni Unite, ha istituito il Rana Plaza Donors Trust Fund per raccogliere i fondi necessari a risarcire le famiglie delle vittime.

La Benetton, famosa in tutto il mondo, è l’unica che si rifiuta di risarcire uomini e donne morti cucendo i suoi vestiti. Per la Benetton l’immagine è tutto, ma la farà franca finché questa storia non metterà seriamente a rischio almeno questa sua certezza.

Benetton si sta preparando alla Settimana della Moda di Milano, l’evento più importante per il settore in Italia.

È la nostra occasione. Clicca per chiedere a Benetton di salvare questo piano rivoluzionario. Arrivati a 1 milione di firme li metteremo in imbarazzo di fronte a tutto il mondo con un’azione che non potranno ignorare.

L’accordo voluto dall’ONU per la prima volta nella storia coinvolge tutte le parti: il governo del Bangladesh, i produttori, i rivenditori internazionali e le organizzazioni per i diritti dei lavoratori. E se avrà successo stabilirà nuovi e altissimi standard per la responsabilità delle aziende, i controlli sui fornitori e i diritti dei lavoratori in tutto il mondo.

C’è solo il no di Benetton a rischiare di far saltare tutto, spingendo altri a rifiutarsi e impedendo che si crei un precedente per i diritti dei lavoratori.
L’anno del crollo, Benetton ha avuto profitti per 139 milioni di euro e se ne lava lemani con una semplice donazione (di quanto non si sa) ad una organizzazione benefica locale. La carità non è un equo risarcimento.